Kristen Stewart in “The Yellow Handkerchief” – Intervista

Pubblicato: 27 febbraio 2010 da Letizia in Cinema, Twilight Saga
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Questa è una nuova foto dal set

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Nel film in questione, Kristen Stewart interpreta Martine, una teenager solitaria che si trova a fare un viaggio con un ragazzo, Gordy (Eddie Redmayne) che vorrebbe avere una storia con lei, e Brett (William Hurt) un ex-detenuto, appena uscito di prigione che sta cercando di riconciliarsi con il suo passato. I tre stanno andando nella stessa direzione, e presto il loro rapporto si farà più intimo, cambiando in vario modo.
Alla conferenza stampa in occasione della presentazione del film, Kristen ha raccontato di come ha accettato di fare parte di questo piccolo film indipendente. Dando poi anche alcuni aggiornamenti su ‘Breaking Dawn, e dicendo quanto sia emozionata all’idea dell’uscita a marzo di ‘The Runaways’, per finire con la sua speranza di poter finalmente realizzare il desiderio di fare ‘K-11’ con la madre.

D. Com’è stato interpretare questo personaggio quando ancora non avevi esperienza di ruoli principali?

R.Sempre, quando devi interpretare qualcuno che non sia tu, ti allontani da ciò che conosci e ti rassicura, ma è necessario farlo. E più il ruolo è importante, più la cosa è difficile, ma va bene.

D. In che cosa ti senti vicina a Martine?

R. Martine è la tipica ragazza che vorrebbe andare in giro, divertirsi e partecipare a quello che succede, ma che si è trovata in difficoltà così tante volte da pensare che ‘non sarà più possibile’. E’ chiusa in sé stessa ormai e si sente al di sopra di chiunque. Non può parlare con le persone perché l’hanno delusa molte volte ed è per questo che si sente migliore di loro. Ma in questo viaggio succederà una cosa del tipo ‘oh, mio Dio, non ti ho mai guardato e ora che ho aperto gli occhi, riesco a vederti’, ed è bello assistere a questa trasformazione. Mi è piaciuto molto fare questo film.

D. Sapevi che il film prendeva spunto da un film giapponese, e lo hai visto?

R. Avevo saputo che era tratto da un film giapponese, ma dato che è poi diventato qualcosa di completamente diverso, non ho più visto l’originale.

D. Com’è stato il coinvolgimento di Arthur Cohn, il produttore, nel film?

R. Credeva molto nella storia. E’ uno della vecchia scuola e il suo primo pensiero era ‘sono il produttore e mi prenderò cura di tutti, e le cose più importanti sono, il film, le performances, il cioccolato e le attenzioni’.

D. Il tuo personaggio non ha fortuna con gli uomini, dal padre che se ne va al ragazzo che la scarica all’inizio del film. Com’è andata con Gordy (Eddie Redmayne) che è invece invaghito di Martine?

R. Quello che lei non vuole è essere di nuovo ferita, ha aperto gli occhi e non vuole che altri uomini le possano fare ancora del male. E’ il tipo di ragazza che vuole stare da sola, perché ogni volta che ha provato a non esserlo è stata delusa. Ma questo viaggio le insegnerà molte cose.
Secondo me, quello che convincerà Martine a rivalutare Gordy è il modo in cui Brett (William Hurt) lo considera. E poi c’è l’episodio in cui uccidiamo un cervo e ci troviamo tutti a provare una fortissima emozione. Qui lui l’aiuta a rendersi conto di pregiudizi che non sapeva di avere. E così diventa più disponibile e capisce di non voler più essere così chiusa in sé stessa.

D. Com’è stato per te, all’epoca molto giovane, lavorare con William Hurt?

R. E’ l’attore più attento, e che si impegna duramente, tra quelli con cui ho lavorato. E dico questo in genere degli attori con cui mi piace lavorare. Mi capita di dire ‘oh, è un attore che si impegna molto e lo apprezzo ’ di molti attori, ma nel suo caso si può dire che è più avanti su tutto. Mi ha aiutato molto a capire le cose, che non sarebbero state le stesse senza il suo aiuto. Senza di lui mi sarei fatta certamente un’altra idea della storia.

D. Ci sono scene speciali nel film?

R. Quella in cui ci baciamo per la prima volta, è ‘la’ scena. E’ stata veramente impegnativa soprattutto per come era stata scritta. Il mio personaggio è molto esplosivo e istintivo. Non vi aspettereste mai che un esserino come lei potesse avere reazioni simili. Reazioni che Gordy non è d’altronde in grado di capire. Sono come i lati opposti di un magnete. Non posso guardarla quella scena. E’ quella in cui ero più insicura, tecnicamente parlando. E’ molto emotiva Martine in quella scena e ruvida, e ancora non la si conosce bene. Era un momento molto importante per lei, ed ero nervosa perché temevo di sbagliare. Non volevo assolutamente che sembrasse una pazza, per nessuna ragione al mondo.
I personaggi erano molto precisi nella sceneggiatura tanto che o li si faceva così o non avrebbero avuto senso. Sarebbe diventata una storia più generica … Molte delle cose che riguardano i personaggi sono dei non detti. Ed era quello che mi rendeva nervosa. Ma è nella scena finale che ho messo tutta me stessa perché era stata scritta in maniera diversa da come l’abbiamo fatta. Ma eravamo lì e pioveva e avevamo poco tempo, ‘ok, abbiamo 10 minuti a disposizione’. Era molto emozionante perché ogni cosa in quel momento la coinvolge. Non ha ancora la pelle dura e sente tutto molto fortemente. E’ il momento della verità per lei e la scena doveva essere efficace.

D. E’ semplice per te cambiare l’accento?

R. Sono andata a scuola per quello. Ci sono 15 accenti diversi solo in Louisiana. E ogni tanto ti può ricapitare di doverlo fare.

D. Com’è stato lavorare in così tante locations?

R. Eravamo ovunque. Ma era bello perché stavamo girando un film sul viaggio, e in questo modo eravamo ancora più immedesimati nella parte. Il set si spostava continuamente.

D. Ti sei divertita a New Orleans, o hai solo lavorato?

R. Abbiamo girato in estate e avevo appena compiuto 17 anni. M piace New Orleans. Ci avevo già lavorato quand’ero più piccola. New Orleans è una città in cui si va molto in giro, e andare a zonzo è molto bello. Ed è anche un posto divertente. Andavo a sentire la musica, ma fuori dai club, ma era comunque bellissimo.

D. C’è qualcosa della città che ti è piaciuto in modo particolare?

R. Mi è piaciuto accarezzare i muli che giravano in Jackson Street. Mi dicevano ‘su, vieni a fare un giro’ e io ‘nemmeno per sogno’. Volevo solo toccarli, non avevo voglia di essere portata in giro su quella cosa

D. Quando hai l’opportunità di fare un viaggio per te, scegli di farne uno che ti porti anche alla scoperta di te stessa?

R. L’unico viaggio che ho fatto da sola è stato tornando da Portland. Stavo girando ‘Twilight’ e a un certo punto ho preso un piccolo furgone e ho guidato fino a casa (rosso magari n.d.r.) Non è stata un’esperienza trasformativa, ma è stato divertente. Mi ha dato una sensazione di libertà. E lasciavo un luogo in cui stavo vivendo un’esperienza molto intensa.

D. Visto che sei spesso lontano da casa, cerchi di trovare una sistemazione che ti ricordi la tua casa e preferisci cambiare stile di vita?

R. La seconda. Conosco attori che quando lavorano in un posto fanno somigliare il camper alla loro casa. Mettono quadri e roba simile. Non sono così. Mi piace essere dove sono. E faccio come se vivessi lì veramente.

D. Che cosa ti attrae in un ruolo? Che cosa guarderesti oggi in una sceneggiatura?

R. Vorrei poter dire ‘La faccio perché è diversa da tutto quello che ho già fatto’. Ma non sono cose che posso pianificare. Se un personaggio non dovesse corrispondere a quello che ho appena detto ma la sceneggiatura fosse buona per un film, l’importante è che il personaggio mi parli … ed è una cosa difficile da descrivere. Non so quello che voglio fare. E questo è il primo momento della mia vita in cui non ho un progetto lì pronto che mi aspetta. Ho un orizzonte completatamene libero ed è una sensazione molto emozionante.

D. Non fa un po’ paura non sapere quale sarà il prossimo lavoro in un mestiere così imprevedibile?

R. Non mi interessano soggetti che hanno solo una cornice da riempire con il segno del dollaro, sono così ovvi. Mi interessa lavorare su cose che mi emozionano ed è solo questo che posso dire. Sono molto fortunata e non riesco a credere di avere tutte queste opportunità. E’ quasi incredibile.

D. Hai fatto questo film prima di ‘Twilight’. Lo avresti affrontato diversamente ora che hai questo profilo internazionale?

R. Seguo sempre il mio cuore, non potrei imbrigliarlo. Sarebbe un peccato se solo perché faccio un film, che potrebbe coinvolgerne altri 4 o 5, ma che per me è una storia e un progetto, questo influenzasse le mie scelte. Non ragiono così quando penso alle persone che vanno a vedere i miei film, sia che si tratti di film che fanno paura o film su ragazze disadattate, come mi è successo più volte. Sono sempre personaggi che desidero interpretare e che mi parlano.

D. Segui il tuo cuore anche mentre reciti?

R. Sì. Quando mi scelgono per un lavoro e mi affidano dei ruoli, li prendo molto seriamente perché mi piacciono e ho capito che se mi comporto in maniera impulsiva e li sento, non ho bisogno di sedermi e pensarci su. E questo mi aiuta a capire molto bene la storia.

D. Che cosa pensi di ‘Breaking Dawn’? Che si farà in due film? Sai quando inizierete a lavorare?

R. Probabilmente in novembre, ma non so ancora se saranno uno o due film (beh, se non lo sai lei ).

D. Sei stato scritturata per due film o per uno?

R. Al momento ancora non lo so. Non posso credere che non vogliano fare due film. La storia richiede due film e sarebbe un peccato perderne un pezzo. A me piacerebbe che scegliessero questa soluzione, ma non so davvero quello che hanno intenzione di fare.

D. Anche di ‘The runaways’ si sta parlando molto. Com’è stato fare questo film e com’è stata l‘esperienza del festival?

R. Sapevamo tutte che sarebbe stato un film adatto al Sundance. Ma ora uscirà nelle sale. E’ diventato più importante di quello che pensavamo, il che rende la cosa molto emozionante. E’ stato bello partecipare al Sundance, mi piace il Sundance. E’ uno dei pochi posti in cui puoi andare, far vedere il tuo film e parlare con le 300 persone che lo hanno visto. E’ un’esperienza molto particolare.

D. Com’è se tua madre ti chiama e ti dice ‘farò un film e mi piacerebbe che fossi tu a interpretarlo’?

R. Mi piacerebbe. Stiamo cercando di farcela con ‘K-11’. Se mi chiamasse ora e mi dicesse ‘facciamo il film’, sarei veramente emozionata. Siamo molto unite e allo stesso tempo abbiamo un modo molto diverso di essere creative. Sarebbe bello. Penso che saremmo in grado di non pensare alle cose di famiglia, e visto che ci piace quello che facciamo potremmo lavorare insieme e con buoni risultati.

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